La filosofia è un lavoro di copertura?

Resoconto del seminario di Enrico Petris Il mestiere di pensare secondo la filosofia analitica del 18 novembre 2015.

La filosofia è un lavoro di copertura ?

mestiere1Se la filosofia è un mestiere, si può cominciare presentando i risultati di un’indagine su quanti siano a svolgerlo, per esempio nel nostro paese. Se il mestiere filosofico coincidesse con quello di insegnare la filosofia, tra docenti universitari e liceali il numero sarebbe piuttosto elevato. Aggiungendo un certo numero di outsiders, consulenti e intellettuali, si otterrebbe una  bella legione di professionisti del mestiere di pensare. Ma è chiaro che Enrico Petris, con questo esordio ironico e apparentemente estemporaneo, non vuole semplicemente presentare una statistica, per quanto questa mossa non sia neppure solo un effetto di sorpresa. Sono forse un po’ troppi? Dal punto di vista della filosofia analitica, il criterio certamente non sarebbe significativo. Per Diego Marconi, pochi filosofi italiani esercitano davvero il mestiere di pensare, figuriamoci i semplici insegnanti! Il titolo del seminario riprende appunto, con una piccola ma significativa modifica, quello del  libro di Diego Marconi, Il mestiere di pensare. Testo interessante, che Petris mostra di apprezzare, ma che usa solo come un punto di partenza.
Si tratta di capire che … ... continua a leggere

Presentazione del libro “Sospendere la competizione” di Beatrice Bonato alla libreria La Tarantola

Giovedì 10 dicembre alle 18.00 alla libreria Tarantola di Udine Pier Aldo Rovatti e Damiano Cantone hanno presentato il libro di Beatrice Bonato Sospendere la competizione.

 

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Pier Aldo Rovatti ha proposto una lunga e articolata riflessione intorno ad alcuni dei concetti centrali affrontati nel libro come gioco, competizione e meritocrazia, soffermandosi in modo particolare sulle radici fenomenologiche del concetto di sospensione. Pur non risparmiando qualche nota critica , ha sottolineato l’accuratezza della ricerca e la gran mole di letteratura critica affrontata e dominata dall’autrice. Ha poi intervallato le riflessioni con aneddoti del suo passato da giocatore di basket e da assistente teatrale all’epoca del Piccolo di Strehler a Milano. Damiano Cantone ha aggiunto sollecitazioni al dibattito prendendo in parte le distanze dalla fenomenologia. Beatrice Bonato ha risposto alle obiezioni del filosofo triestino ed alle domande del ricco dibattito che è seguito da parte di un pubblico interessato, attento e competente.… ... continua a leggere

Resoconto della Tavola rotonda “Heidegger, il sintomo”

I segreti di Heidegger

Resoconto di Beatrice Bonato sulla Tavola rotonda del 22 ottobre a Casa Cavazzini

quaderni-neriCambia qualcosa nella valutazione del pensiero di Heidegger alla luce di quanto si legge negli Schwarze Hefte? Non di Heidegger come uomo, sul quale era già perfettamente possibile formarsi un giudizio, ma di Heidegger come pensatore? Andrea Zhok, docente di Antropologia filosofica all’Università di Milano, è il primo dei tre relatori a prendere la parola nella tavola rotonda che abbiamo dedicato a Heidegger, con l’intento di portare la discussione, appunto, “oltre i Quaderni neri” e oltre le affermazioni antisemite in essi leggibili, senza peraltro minimizzarne il rilievo. Ormai arricchita da decine e decine di interventi di diverso livello, la polemica si è riaccesa, in Italia, a partire dal libro di Donatella Di Cesare, Heidegger e gli Ebrei. I Quaderni neri (Bollati Boringhieri, 2014). Andrea Zhok esordisce dando alla domanda una risposta che non lascia molti dubbi. Cambia la valutazione del “secondo” Heidegger, cioè del suo discorso complessivo sul pensiero calcolante – la scienza e la tecnica – alla luce del nesso che Heidegger qui pone, nei pochi ma inequivocabili passaggi antisemiti, tra ebraismo, sradicamento e processo di declino dell’Occidente. Cadono sotto … ... continua a leggere

Il resoconto del seminario di Claudio Tondo su Umano e postumano

sofClaudio Tondo apre il suo seminario, Umano e Postumano, facendo notare che stiamo attraversando un periodo di transizione da un modo storico o tradizionale di essere umani ad un modo di essere che si può definire postumano. Oggi viviamo ad un bivio tra vecchio e nuovo modo di concepire l’umanità. È necessario pertanto presentare una ipotesi di futuro. Stiamo vivendo una fase iniziale di un’era di sviluppo di nuove potenzialità. Allo stesso modo bisogna mettere in discussione alcune categorie della tradizione filosofica. Ibridazione è il concetto che meglio descrive la nostra situazione. Per lungo tempo abbiamo cercato di stabilire confini tra umano, animale e macchina, ora è diventato più urgente sottolineare gli elementi di connessione. Dobbiamo applicare alla tecnologia le stesse relazioni che abbiamo tenuto con il mondo animale, per lo meno quello addomesticato. Il nuovo rapporto con la tecnologia ci mette al cospetto di un nuovo modo di concepire la natura umana, ci permette di ripensare sia il corpo sia la mente. Le capacità attuali della tecnologia di intervenire sui corpi e sulle menti sono decisamente superiori a qualsiasi epoca passata. Obiettivo di oggi è definire il nuovo modo di produrre l’umano che chiamiamo postumano. Descartes, nel Discours ... continua a leggere

La presentazione di Rosso, nero e Pasolini vista da Eliana Villalta

25 ottobre2015, ore 11.00 Udine Libreria Ubik
Presentazione del volume di Enrico Petris, Rosso, nero e Pasolini, Mimesis 2015
Intervengono Damiano Cantone, Pier Luigi D’Eredità, Enrico Petris

rnp (180x270)Nonostante il nome del luogo dell’incontro evochi la più gustosa letteratura visionaria di Philip Dick, l’argomento del libro di Enrico Petris ci richiama a una realtà storica minuziosamente ricostruita, ma non per questo meno inquietante. Damiano Cantone, nell’introdurre i risultati di questa vasta ricerca – che approda a una ricostruzione riccamente documentata e non sentimentale degli anni di piombo, intrecciata all’oscurità in cui è rimasta la verità sulla morte di Pasolini – non manca di ricordare al pubblico che affollava la libreria questa semplice ma necessaria verità: la storia del terrorismo è stata ed è oggetto di una potente rimozione, non solo nella sfera pubblica, ma nei vissuti privati degli italiani. Cantone ha, successivamente, messo in luce una qualità non secondaria del libro di Enrico Petris, l’equanimità di uno studioso che si è dedicato a un periodo drammatico della nostra storia recente mosso da una profonda consapevolezza etica e politica, come ha precisato anche Pier Luigi D’Eredità. Introducendo il volume, quest’ultimo aveva già rilevato la qualità complessiva del lavoro compiuto in Rosso, nero ... continua a leggere

Una seduta del convegno nazionale della SFI vista dai nostri inviati

Venezia, 20 ottobre 2015 min. 8°C – max. 18°C

Un’eretica saggezza
Ascoltando Laura Boella e Giulio Giorello

Congresso-SFI

“Il diritto alla filosofia”. Un titolo, quello del convegno nazionale della Società Filosofica Italiana, che suona come un richiamo, se non come un vero e proprio omaggio, a Jacques Derrida, pensatore al quale la nostra sezione è particolarmente affezionata. Du droit à la philosophie è infatti il libro manifesto dedicato dal filosofo francese alla difesa di una disciplina di pensiero messa a rischio dai progetti di riforma, poi rientrati, della scuola superiore francese. Era il 1990, ma la situazione tende a ripetersi, e in Italia ci troviamo oggi, come già in precedenza, di fronte alla prospettiva di una certa riduzione, ma soprattutto di uno snaturamento, della presenza della filosofia nei percorsi di formazione. Si avverte, in questa evocazione discreta – che però torna in più di un intervento dei partecipanti – la legittima preoccupazione di una perdita di peso e di identità per la filosofia e per chi la insegna. Perdita non solo di posti di lavoro e prestigio sociale, ma soprattutto di un significato culturale e, in senso lato, politico. Al tempo stesso, si respinge il sospetto di voler semplicemente difendere una … ... continua a leggere

Lo stesso giorno del Vajont. Catastrofi e infiltrazioni

di Enrico Petris

Ora che l’obbligo delle celebrazioni è passato, possiamo ritornare un attimo al Vajont. Ricordiamo che la catastrofe avvenne per una molteplicità di cause: innalzamento del livello delle acque, precedenti smottamenti, forte piovosità, tra le quali anche le infiltrazioni e l’imbibimento delle falde argillose del monte Toc. Lo facciamo non tanto per continuare a ricordare la tragedia, ci hanno già pensato giornali locali ed intellettuali esperti, quanto piuttosto per volgere lo sguardo altrove in quell’Italia del 9 ottobre 1963. Quel giorno a Roma era in corso la manifestaziVajont_digaone nazionale degli edili per protestare contro la serrata, della durata di una settimana, minacciata dall’Acer, l’associazione dei costruttori edili romani. Nei confronti dell’associazione era schierato un vasto settore della politica capitolina. Nel suo intervento in consiglio comunale, l’assessore all’Urbanistica Petrucci definiva inaccettabile il tentativo di ammorbidire alcuni vincoli previsti dal piano regolatore contenuti nelle rivendicazioni dei costruttori. Così come riteneva inaccettabile il giudizio negativo sul blocco delle licenze di costruzione di cui si lamentavano sempre i costruttori. Dati alla mano, Petrucci comunicava che nei primi mesi del 1963 erano state concesse licenze per 192 mila vani. mentre, in media, il totale dell’attività edificatoria, negli anni precedenti, si era mantenuto … ... continua a leggere

Intervista di Claudia Furlanetto a Eugenio Borgna attorno al libro “Parlarsi. La comunicazione perduta”

Intervista di Claudia Furlanetto a Eugenio Borgna attorno al libro Parlarsi. La comunicazione perduta, Einaudi 2015.
Pordenonelegge, 19 settembre 2015.

podenoneleggeParlarsi. La comunicazione perduta.
C.F. Cominciamo a riflettere a partire dal titolo che è una sorta di caleidoscopio semantico. Parlarsi può essere inteso come un parlare intersoggettivo, parlare all’altro, ma anche come un parlarsi intrasoggettivo, un parlare a sé. In che relazione sono queste due dimensioni del parlarsi? Anche il sottotitolo lascia intravvedere più direzioni possibili di senso: la comunicazione è perduta quando è vuota chiacchiera, ma c’è un perdersi nella comunicazione, che è fatta di silenzi, di parole insufficienti a dire ciò che si prova, dove la comunicazione si apre a nuove possibilità. Può introdurci e guidarci in queste molteplici direzioni di senso cui allude il titolo della sua opera?
E.B. Una domanda bellissima, come ogni sua domanda, che si confronta con la molteplicità dei significati che alcune parole, queste creature viventi, hanno in sé, ma che si confronta anche con il fatto che un testo scritto, lo diceva Platone nel Fedro, si consegna indifeso agli occhi di chi lo legga. Sulla scia di queste premesse, vorrei dirle che, nelle intenzioni dell’editore e mie, il titolo avrebbe dovuto … ... continua a leggere

Resoconto del seminario Attività inoperose sul libro di Giorgio Agamben “L’uso dei corpi”

Protocollo del seminario Attività inoperose sul libro di Giorgio Agamben L’uso dei corpi di Graziella Berto e Beatrice Bonato

copernico7 ottobre 2015 Aula Magna del Liceo Copernico, Udine

Beatrice Bonato esordisce riordinando il progetto di Agamben e mettendo opportunamente in luce il problema della doppia numerazione di Homo sacer 2.2. L’attenzione di Agamben si è concentrata sulla figura del homo sacer. Figura del diritto romano che indica la condizione dell’uomo messo al bando, ridotto a una situazione di “nuda vita”, quindi privato delle protezioni e della dignità della vita riconosciuta, il bios, e perciò uccidibile senza il pericolo di commettere omicidio. Non sacrificabile, ma uccidibile. È la condizione a cui sono stati ridotti gli ebrei e gli internati nei campi di sterminio nel Novecento. Ma è anche la condizione a cui sono ridotte le masse di esseri umani che la guerra e la fame spingono alla migrazione. Un’altra figura associabile alla nuda vita è quella dell’uomo ridotto a pura risorsa umana nel capitalismo finanziario contemporaneo. Sulla distinzione tra zoe e bios la Sfifvg ha lavorato negli anni scorsi soprattutto in rapporto al pensiero di Derrida. Il legame tra homo sacer e l’uso dei corpi è molto forte. Agamben porta … ... continua a leggere

Commesse suicide ed ebrei antisemiti

Commesse suicide ed ebrei antisemiti

Recensione del libro di Roberto Curci, Via San Nicolò 30. Traditori e traditi nella Trieste nazista, Il Mulino, Bologna 2015

di Enrico Petris

Perché si suicidarono le commesse della libreria di Saba? Sembra essere questo l’interrogativo del libro dal titolo toponomastico di Roberto Curci, Via San Nicolò 30. Traditori e traditi nella Trieste nazista, Il Mulino, Bologna 2015. Curci, che non è uno storico di professione, ma utilizza materiali di archivio con rigore e padroneggia la curci (1)letteratura critica sull’argomento, ha diretto le pagine culturali de “Il Piccolo”, ha scritto romanzi (L’enigma di Boltzmann, 2012) e saggi su Joyce e sui cimiteri triestini. Apre questo libro dichiarando che parlerà di sparizioni. Anche il fortunato libretto di Pierre Zaoui sulla discrezione parlava di sparizioni, di negazioni di sé, qui però si tratta di sparizioni di persone che o muoiono, o non si fanno trovare o si nascondono, o fuggono. Le due giovani commesse sorelle vittime dell’ingestione di fialette di acido fenico, Margherita e Malvina Frankel sparirono suicidandosi ad aprile e giugno 1922. La loro madre era Elena Fano, prima cugina di Carolina (Lina) Wölfer, moglie di Umberto Poli, poi Saba. Le due … ... continua a leggere